Il risveglio non è un evento, è una pratica quotidiana

C’è un’immagine che ricorre spesso quando si parla di risveglio spirituale: un momento preciso in cui tutto cambia.

Un’illuminazione improvvisa, una rivelazione che arriva come un lampo e lascia la persona trasformata per sempre, da un istante all’altro. E’ una storia fuorviante.

Le storie di conversione fulminea esistono, e alcune sono raccontate anche da chi le ha vissute in prima persona. Ma trattarle come il modello standard del risveglio crea un’aspettativa pericolosa: che la trasformazione, per essere autentica, debba arrivare come un evento, riconoscibile, datato, definitivo. Chi non vive nulla di simile può concludere di “non essersi ancora svegliato”, o peggio, di non essere capace di farlo.

Nella vita reale ,il modello è quasi sempre diverso: non un’”illuminazione”, ma una serie di piccoli spostamenti di postura esistenziale, spesso impercettibili nel momento in cui accadono, che si sedimentano nel tempo. A volte l’unico modo per riconoscerli è guardare indietro di qualche anno e notare quanto sia cambiato il modo di reagire a una situazione che, in passato, avrebbe scatenato una reazione completamente diversa.

Quando una persona racconta la propria storia di risveglio, tende naturalmente a ricordarsi un evento. Una malattia, un lutto, un momento di crisi che ha portato a una svolta. Ma quell’evento, quasi sempre, non ha creato il cambiamento: lo ha reso visibile. Il processo era già in corso da tempo, in modo cosciente o meno, ed è continuato anche dopo

Era presenti nei sogni. In un lavoro che piaceva e che improvvisamente smette di motivare. Nella domanda “perché sono qui e cosa sono venuto a fare”, che sempre più spesso si presenta già nell’infanzia o nell’adolescenza.

Spesso si avverte una specie di “nostalgia”….o essere attirati da qualcosa che non si sa bene cos’è.

La pratica costante quotidiana

Nulla come un’attenzione focalizzata, anche per poco tempo può agevolare il risveglio.

Piccoli spunti, piccole pratiche, piccoli ricordi da inserire nel quotidiano, spesso veloce e frenetico

 

Alcune piccole pratiche utili

  • Notare, invece di reagire. Il gesto minimo , una pausa di un respiro prima di rispondere a qualcosa che infastidisce, ripetuto ogni giorno, è più trasformativo di una singola intuizione profonda vissuta una volta sola.
  • Tornare, dopo essere caduti. La pratica non è restare svegli in modo continuo. Questo per ora è impossibile . E’ utilissimo accorgersi, ogni volta, di essere tornati ad addormentarsi nell’automatismo, e scegliere di nuovo la presenza. Il numero di volte in cui ci si “risveglia di nuovo” in una giornata è un indicatore più affidabile della pratica di qualunque esperienza mistica isolata.
  • Fare spazio all’ordinario. Lavare i piatti, camminare, aspettare in fila: momenti che sembrano l’opposto della spiritualità sono in realtà il terreno più fertile per la pratica, proprio perché non richiedono uno stato speciale per essere vissuti con presenza.
  • Relazioni come pratica spirituale L’ascolto attento, la gentilezza, la capacità di vedere veramente l’altro. Soprattutto chi ci è vicino quotidianamente. Sono pratiche spirituali di alto livello e potere.

Tutto questo DEVE PASSARE DAL CORPO.

Come mi fa stare arrabbiarmi in automatico? Come mi fa stare viverlo consapevolmente? Dove lo sento nel corpo?

Portare l’attenzione alla sensazione finchè non cambia e poi si scioglie è sicuramente una strategia semplice e efficacissima. Oserei dire la più efficace. Sono piccoli Risvegli ogni volta. E fanno la differenza.

Forse la definizione più onesta di risveglio non è uno STATO  che si raggiunge, ma un rapporto che si rinnova ogni giorno con la propria attenzione: quanto spesso, oggi, mi sono accorto di essere altrove , nei pensieri, nelle reazioni automatiche, nelle storie che mi racconto, e sono tornato, anche solo per un momento, a essere presente a quello che stavo effettivamente vivendo?Non è una domanda che si risolve una volta per tutte. È una domanda che si ripone ogni mattina, ed è proprio in questa ripetizione,non nell’attesa di un lampo che cambi tutto, che il risveglio, quello vero, prende forma.